Accanto alla dottrina della «sola fidei», ossia che «solo la fede» salva, il protestantesimo insegna la dottrina della «sola gratia», ossia che siamo salvati solo per pura grazia di Dio: nulla di ciò che l'uomo fa può contribuire alla sua salvezza. Pertanto, l'uomo non deve fare nulla per meritare di essere salvato. La Chiesa cattolica, invece, insegna che le buone opere, che non possono essere compiute senza la grazia di Dio, procurano meriti che concorrono alla salvezza.
1. Dio è l'iniziatore della salvezza
«Per grazia infatti siete salvati mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio; né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene» (Ef 2, 8-9). Ecco che è stato detto chiaramente. «Dio, infatti, ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui» (Gv 3, 16-17).
Questa iniziativa di salvare l'uomo peccatore proviene dall'amore misericordioso di Dio e non dagli uomini. «Infatti, chi mai ha conosciuto il pensiero del Signore? O chi mai è stato suo consigliere?» (Rm 11, 34)?
Fino a questo punto, cattolici e protestanti sono d'accordo. Quello che costituirà il punto di discordia è che per i protestanti non c'è più nulla da fare: una volta che si crede, si è assicurati della propria salvezza. Si può facilmente giungere a questo tipo di conclusioni se non si considerano le altre Scritture. Già, infatti, il passo immediatamente successivo di Efesini 2, 8-9 citato sopra, ricorda che siamo «creati in Cristo Gesù per le opere buone, che Dio ha preparato perché in esse camminassimo» (Ef 2, 10). Se dunque trascuriamo di praticare queste buone opere, non possiamo essere salvati.
2. Il concetto di merito
Per i protestanti, l'uomo non deve meritare la sua salvezza cercando di piacere a Dio, poiché «tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, per mezzo della redenzione che è in Cristo Gesù» (Rm 3, 23-24). Al contrario, per i cattolici, le buone opere non sono semplicemente i frutti e i segni di una persona giustificata e salvata, ma azioni che devono essere compiute dai credenti per ottenere meriti e per essere ricompensati con la salvezza finale.
Dio ha creato l'uomo libero. Egli può scegliere di fare o non fare il bene o il male e assume la responsabilità delle sue azioni. E Gesù ricorda: «Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla» (Gv 15, 5). Pertanto, le buone opere, sebbene ispirate dalla grazia di Dio, sono anche attribuibili a chi le compie, ed è una costante nella Bibbia che Dio renderà a ciascuno secondo le sue opere: «Il malvagio continui pure a essere malvagio e l'impuro a essere impuro e il giusto continui a praticare la giustizia e il santo si santifichi ancora. Ecco, io vengo presto e ho con me il mio salario per rendere a ciascuno secondo le sue opere» (Ap 22, 11-12; 2 Cor 5, 9-10).
I meriti di cui si parla non sono qualcosa che si deve, ma ancora un dono gratuito di Dio: «Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare» (Lc 17, 10). Questi meriti vanno ricercati attivamente per essere salvati.
Ecco, quindi, questo ammonimento dell'Apostolo: «disprezzi la ricchezza della sua bontà, della sua clemenza e della sua magnanimità, senza riconoscere che la bontà di Dio ti spinge alla conversione? Tu, però, con il tuo cuore duro e ostinato, accumuli collera su di te per il giorno dell'ira e della rivelazione del giusto giudizio di Dio, che renderà a ciascuno secondo le sue opere: la vita eterna a coloro che, perseverando nelle opere di bene, cercano gloria, onore, incorruttibilità; ira e sdegno contro coloro che, per ribellione, disobbediscono alla verità e obbediscono all'ingiustizia» (Rm 2, 4-8). E ancora: «Cercate la pace con tutti e la santificazione, senza la quale nessuno vedrà mai il Signore» (Eb 12, 14).
3. Esempi di meriti che vengono ricompensati
San Pietro ci dice: «Soprattutto conservate tra voi una carità fervente, perché la carità copre una moltitudine di peccati» (1 P 4, 8). Questo significa che attraverso le nostre opere buone, compiute senza aspettarci nulla in cambio, Dio ci concede comunque dei meriti.
La scena del giudizio finale ci mostra anch’essa i meriti legati alle nostre opere buone, compiute gratuitamente, poiché coloro che le hanno realizzate si sorprendono di essere ricompensati per ciò che hanno fatto: «Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi. […] In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me» (Mt 25, 34-40).
E coloro che avranno rifiutato di compiere queste opere, sia per negligenza, sia perché avranno creduto che non fossero necessarie per essere salvati, si sentiranno dire dal Giudice eterno: «Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. […] In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l'avete fatto a me» (Mt 25, 41-45).
Numerosi sono i meriti citati nelle Sacre Scritture, legati alle nostre buone opere, e che saranno ricompensati:
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«Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così, infatti, perseguitarono i profeti che furono prima di voi» (Mt 5, 11-12);
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«Beato l'uomo che resiste alla tentazione perché, dopo averla superata, riceverà la corona della vita, che il Signore ha promesso a quelli che lo amano» (Gc 1, 12);
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«Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna» (Mt 19, 29);
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«Chi pianta e chi irriga sono una medesima cosa: ciascuno riceverà la propria ricompensa secondo il proprio lavoro» (1 Co 3, 8);
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• «Non abbandonate dunque la vostra franchezza, alla quale è riservata una grande ricompensa. Avete solo bisogno di perseveranza, perché, fatta la volontà di Dio, otteniate ciò che vi è stato promesso» (Eb 10, 35-36);
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«Qualunque cosa facciate, fatela di buon animo, come per il Signore e non per gli uomini, sapendo che dal Signore riceverete come ricompensa l'eredità. Servite il Signore che è Cristo! Infatti, chi commette ingiustizia subirà le conseguenze del torto commesso, e non si fanno favoritismi personali» (Col 3, 23-25).
