La lettera ai Romani ha particolarmente influenzato Lutero, il fondatore del protestantesimo. Da questa lettera, egli trae la dottrina della «sola fidei», cioè che «solo la fede» salva, indipendentemente dalle opere compiute dal cristiano. «In esso [Gesù] infatti si rivela la giustizia di Dio, da fede a fede, come sta scritto: Il giusto per fede vivrà» (Rm 1, 17). Tuttavia, la stessa Bibbia mostra l'importanza capitale delle opere per essere salvati.
1. Contesto della lettera ai Romani
All'inizio del cristianesimo, i cristiani di origine ebraica volevano che gli altri che ricevessero il battesimo per diventare cristiani, si facessero circoncidere e praticassero la Legge di Mosè con i suoi 613 precetti (circoncisione, non mangiare certi cibi, fare abluzioni, ecc.). Principalmente nelle lettere ai Romani e ai Galati, san Paolo spiega che Gesù ha inaugurato una Nuova Alleanza nel suo sangue. Di conseguenza, si è salvati ora, non per la pratica della Legge di Mosè, ma solo per la fede in Gesù Cristo. Ecco alcuni passi:
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«Noi riteniamo infatti che l'uomo è giustificato per la fede, indipendentemente dalle opere della Legge» (Rm 3, 28);
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«Ora, noi sappiamo che quanto la Legge dice, lo dice per quelli che sono sotto la Legge, di modo che ogni bocca sia chiusa e il mondo intero sia riconosciuto colpevole di fronte a Dio. Infatti in base alle opere della Legge nessun vivente sarà giustificato davanti a Dio, perché per mezzo della Legge si ha conoscenza del peccato. Ora invece, indipendentemente dalla Legge, si è manifestata la giustizia di Dio, testimoniata dalla Legge e dai Profeti: giustizia di Dio per mezzo della fede in Gesù Cristo, per tutti quelli che credono» (Rm 3, 19-22);
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«La Legge infatti provoca l'ira; al contrario, dove non c'è Legge, non c'è nemmeno trasgressione. Eredi dunque si diventa in virtù della fede, perché sia secondo la grazia, e in tal modo la promessa sia sicura per tutta la discendenza: non soltanto per quella che deriva dalla Legge, ma anche per quella che deriva dalla fede di Abramo, il quale è padre di tutti noi» (Rm 4, 15-16);
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«Sapendo tuttavia che l'uomo non è giustificato per le opere della Legge ma soltanto per mezzo della fede in Gesù Cristo, abbiamo creduto anche noi in Cristo Gesù per essere giustificati per la fede in Cristo e non per le opere della Legge; poiché per le opere della Legge non verrà mai giustificato nessuno» (Ga 2, 16);
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«Ma prima che venisse la fede, noi eravamo custoditi e rinchiusi sotto la Legge, in attesa della fede che doveva essere rivelata. Così la Legge è stata per noi un pedagogo, fino a Cristo, perché fossimo giustificati per la fede» (Ga 3, 23-24).
Non tenendo conto di questo contesto, il protestantesimo ha adottato la «sola fidei», insegnando che «solo la fede salva», indipendentemente dalle opere, dagli atti compiuti dal credente. «Perché se con la tua bocca proclamerai: "Gesù è il Signore!", e con il tuo cuore crederai che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo» (Rm 10, 9).
Per questa ragione, Lutero, il fondatore del protestantesimo, ha avuto difficoltà ad accettare la lettera di san Giacomo come un libro ispirato, poiché in essa viene chiaramente affermata una dottrina contraria: «A che serve, fratelli miei, se uno dice di avere fede, ma non ha le opere? Quella fede può forse salvarlo? Infatti come il corpo senza lo spirito è morto, così anche la fede senza le opere è morta» (Gc 2, 14.26).
Oggi, molte branche del protestantesimo sfumano questa posizione dei fondatori, pur rimanendo legati alla «sola fidei».
2. La fede e le opere
Ci si inganna gravemente e si ingannano gli altri quando si insegna che si è salvati solo dalla fede in Gesù Cristo. Questa credenza è un mezzo sicuro per molti per andare incontro alla dannazione, poiché in questo contesto, la tentazione è grande di trascurare «le opere buone, che Dio ha preparato perché in esse camminassimo» (Ef 2, 10).
Il caso del ladro pentito sulla croce a cui Gesù promette il cielo (Lc 23, 43) dimostra solo che si può essere salvati all'ultimo minuto se ci si converte, poiché egli non ha più avuto l'opportunità di commettere peccati gravi che gli avrebbero impedito di andare in cielo.
Senza il sacrificio di Gesù Cristo al Calvario, nessuno sarebbe stato salvato. Si tratta di un atto d'amore e libero da parte di Dio che non dipende dalla volontà o dai meriti degli uomini. È ciò che dice l'Apostolo: «Da morti che eravamo per le colpe, ci ha fatto rivivere con Cristo: per grazia siete salvati. Con lui ci ha anche risuscitato e ci ha fatto sedere nei cieli, in Cristo Gesù, per mostrare nei secoli futuri la straordinaria ricchezza della sua grazia mediante la sua bontà verso di noi in Cristo Gesù. Per grazia infatti siete salvati mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio; né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene» (Ef 2, 5-9).
Tuttavia, le Sacre Scritture insistono sulla necessità di rispondere a questa grazia di Dio, non solo confessando la fede in Gesù Cristo come insegnano i protestanti, ma anche e soprattutto attraverso una condotta retta, se si vuole essere salvati. Infatti, Gesù Cristo stesso dice che dei cristiani molto credenti, che hanno anche realizzato miracoli, saranno sorpresi di essere gettati all'inferno:
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«Non chiunque mi dice: "Signore, Signore", entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. In quel giorno molti mi diranno: "Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi?" Ma allora io dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l'iniquità!» (Mt 7, 21-23);
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«Ed ecco, un tale si avvicinò e gli disse: "Maestro, che cosa devo fare di buono per avere la vita eterna?". Gli rispose: "Perché mi interroghi su ciò che è buono? Buono è uno solo. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti". Gli chiese: "Quali?". Gesù rispose: "Non ucciderai, non commetterai adulterio, non ruberai, non testimonierai il falso, onora il padre e la madre e amerai il prossimo tuo come te stesso". Il giovane gli disse: "Tutte queste cose le ho osservate; che altro mi manca?". Gli disse Gesù: "Se vuoi essere perfetto, va', vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; e vieni! Seguimi!". Udita questa parola, il giovane se ne andò, triste; possedeva infatti molte ricchezze» (Mt 19, 16-22). Gesù si è limitato a dire al giovane di credere in lui semplicemente?
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«Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano» (Mt 7, 13).
Questo insegnamento verrà ripreso dagli Apostoli più volte:
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«Così anche la fede: se non è seguita dalle opere, in se stessa è morta. Al contrario uno potrebbe dire: "Tu hai la fede e io ho le opere; mostrami la tua fede senza le opere, e io con le mie opere ti mostrerò la mia fede". Tu credi che c'è un Dio solo? Fai bene; anche i demòni lo credono e tremano! Insensato, vuoi capire che la fede senza le opere non ha valore» (Gc 2, 17-20)?
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«Non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né adulteri, né depravati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né calunniatori, né rapinatori erediteranno il regno di Dio» (1 Co 6, 9-10);
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«Infatti, se pecchiamo volontariamente dopo aver ricevuto la conoscenza della verità, non rimane più alcun sacrificio per i peccati, ma soltanto una terribile attesa del giudizio e la vampa di un fuoco che dovrà divorare i ribelli. Quando qualcuno ha violato la legge di Mosè, viene messo a morte senza pietà sulla parola di due o tre testimoni. Di quanto peggiore castigo pensate che sarà giudicato meritevole chi avrà calpestato il Figlio di Dio e ritenuto profano quel sangue dell'alleanza, dal quale è stato santificato, e avrà disprezzato lo Spirito della grazia?» (Eb 10, 26-29)
Le opere sono anche gli atti di carità verso il prossimo. Gesù illustra questo attraverso la descrizione del giudizio finale quando dirà a quelli che sono alla sua sinistra: «Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato». Anch'essi allora risponderanno: "Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?". Allora egli risponderà loro: "In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l'avete fatto a me". E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna» (Mt 25, 41-46).
Riguardo sempre alle opere, si può ancora citare san Paolo che prende parte alla sofferenza per l'annuncio del vangelo: «Ora io sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e dò compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa» (Col 1, 24). Perché, dice: «annunciare il Vangelo non è per me un vanto, perché è una necessità che mi si impone: guai a me se non annuncio il Vangelo!» (1 Co 9, 16)! Tutto questo dimostra che l'opera di evangelizzazione partecipa alla nostra salvezza, e completa a nostro favore «ciò che manca nelle prove di Cristo».
Se siamo salvati solo dalla fede in Gesù Cristo, perché Gesù stesso pone come condizione per entrare nel suo Regno il fatto di perdonare i peccati a quelli che ci hanno offesi? «Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe» (Mt 6, 14-15).
Se siamo salvati solo dalla fede in Gesù Cristo, perché Gesù pone ancora come condizione per essere salvati il fatto di mangiare la sua carne e bere il suo sangue? «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno» (Gv 6, 53-54).
Se siamo salvati solo dalla fede in Gesù Cristo, perché san Paolo dice che tra la virtù della fede, della speranza e della carità, la più grande non è la fede ma la carità (1 Co 13, 13)? E «questo è l'amore: camminare secondo i suoi comandamenti» (2 Gv 6).
In definitiva, la sola fede non serve a nulla. La fede senza le opere della fede conduce direttamente alla dannazione eterna. Perché, «se il giusto a stento si salverà, che ne sarà dell'empio e del peccatore?» (1 P 4, 18)?
