Fedeli alla dottrina della «sola fide», cioè «soltanto la fede salva», e della «sola gratia», cioè «si è salvati solo per grazia di Dio», i protestanti insegnano che tutti coloro che credono in Gesù Cristo hanno la garanzia della salvezza. I cattolici, invece, sperano nella salvezza, che è condizionata dalla perseveranza in Cristo fino alla morte.
1. La necessità di perseverare in Cristo e nel bene
Fin dall’Antico Testamento, le condizioni per essere salvati sono chiare: «Se il giusto si allontana dalla giustizia e commette il male, imitando tutte le azioni abominevoli che l’empio commette, potrà egli vivere? Tutte le opere giuste da lui fatte saranno dimenticate; a causa della prevaricazione in cui è caduto e del peccato che ha commesso, egli morirà» (Ez 18, 24).
Gesù stesso ha sottolineato che bisogna perseverare fino alla fine: «Sorgeranno molti falsi profeti e inganneranno molti; per il dilagare dell’iniquità, si raffredderà l’amore di molti. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato» (Mt 24, 11-13).
San Paolo aggiunge: «Dedicatevi alla vostra salvezza con rispetto e timore. È Dio, infatti, che suscita in voi il volere e l’operare secondo il suo disegno d’amore. Fate tutto senza mormorare e senza esitare, per essere irreprensibili e puri, figli di Dio innocenti in mezzo a una generazione malvagia e perversa. In mezzo a loro voi risplendete come astri nel mondo» (Fil 2, 12-15). Per questa ragione, egli stesso si impone una disciplina rigorosa per non mancare il cielo. Scrive, infatti: «Tratto duramente il mio corpo e lo riduco in schiavitù, perché non succeda che, dopo avere predicato agli altri, io stesso venga squalificato» (1 Co 9, 27).
«Infatti, se pecchiamo volontariamente dopo aver ricevuto la conoscenza della verità, non rimane più alcun sacrificio per i peccati, ma soltanto una terribile attesa del giudizio e la vampa di un fuoco che dovrà divorare i ribelli» (Eb 10, 26-27). «Per questo, come dice lo Spirito Santo: Oggi, se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori come nel giorno della ribellione, il giorno della tentazione nel deserto... Così ho giurato nella mia ira: non entreranno nel mio riposo. Badate, fratelli, che non si trovi in nessuno di voi un cuore perverso e senza fede che si allontani dal Dio vivente. Esortatevi piuttosto a vicenda ogni giorno, finché dura questo oggi, perché nessuno di voi si ostini, sedotto dal peccato. Siamo infatti diventati partecipi di Cristo, a condizione di mantenere salda fino alla fine la fiducia che abbiamo avuto fin dall'inizio» (Eb 3, 7-14).
2. La dottrina dell’elezione incondizionata
Il calvinismo, un ramo del protestantesimo, professa la dottrina della “elezione incondizionata”: prima della creazione del mondo, Dio, nella sua sovranità, avrebbe predestinato alcuni individui alla salvezza, a prescindere da qualsiasi condizione legata a queste persone. Dio stesso si incaricherà di far perseverare gli eletti fino alla fine. In questo modo, se una persona è eletta, non può perdere questo privilegio della salvezza, nemmeno per una scelta propria. Di conseguenza, nel caso in cui una persona smetta di credere o di perseverare in Cristo e venga esclusa dalla salvezza, si deve concludere che quella persona non era stata eletta. Questa concezione si basa su un’interpretazione errata di alcuni passi biblici, come i seguenti:
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«Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga» (Gv 15, 16);
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«In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d'amore della sua volontà. In lui siamo stati fatti anche eredi, predestinati – secondo il progetto di colui che tutto opera secondo la sua volontà – a essere lode della sua gloria, noi, che già prima abbiamo sperato nel Cristo» (Ef 1, 4-5.11-12);
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«Noi però dobbiamo sempre rendere grazie a Dio per voi, fratelli amati dal Signore, perché Dio vi ha scelti come primizia per la salvezza, per mezzo dello Spirito santificatore e della fede nella verità» (2 Ts 2, 13);
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«Del resto, noi sappiamo che tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio, per coloro che sono stati chiamati secondo il suo disegno. Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto, li ha anche predestinati a essere conformi all'immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli; quelli poi che ha predestinato, li ha anche chiamati; quelli che ha chiamato, li ha anche giustificati; quelli che ha giustificato, li ha anche glorificati» (Rm 8, 28-30).
Contro questa dottrina, dobbiamo ricordare che Dio «vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità» (1 Tm 2, 4). Per questo motivo, «Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna» (Gv 3, 16), e ha inviato i discepoli a proclamare la Buona Novella a tutta la creazione (Mc 16, 15-16).
Dunque, tutti sono predestinati alla salvezza. Spetta a ciascuno fare liberamente e responsabilmente la scelta di credere o non credere, di fare il bene o il male: «Prendo oggi a testimoni contro di voi il cielo e la terra: io ti ho posto davanti la vita e la morte, la benedizione e la maledizione. Scegli dunque la vita, perché viva tu e la tua discendenza» (Dt 30, 19).
3. La dottrina dell’assicurazione della salvezza
L’assicurazione della salvezza predicata nel protestantesimo può essere riassunta così: una volta salvati, si è salvati per sempre. In altre parole, chi accetta Gesù come salvatore è salvato per sempre. E se qualcuno abbandona la fede e non è salvato, significa che quella persona non ha mai veramente creduto fin dall’inizio. L’esempio di Simone il mago, che riceve il battesimo ma rimane legato all’iniquità, è spesso citato (At 8, 18-24). Questa dottrina nasce da una fissazione su alcuni versetti biblici, senza tener conto di tutto l’insegnamento della Bibbia. Ecco alcuni esempi:
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«Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io dò loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre» (Gv 10, 27-29). Questo passo indica chiaramente che coloro che credono in Cristo e ascoltano la sua voce saranno sicuramente salvati. Tuttavia, quando a un certo punto non si ascolta più la sua voce, si è come il tralcio secco che viene gettato nel fuoco: «Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano» (Gv 15, 6);
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«Sono persuaso che colui il quale ha iniziato in voi quest'opera buona, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù» (Fil 1, 6). Qui, non bisogna dimenticare l’impegno personale a fare il bene fino al Giorno di Cristo, che è richiesto nei versetti immediatamente successivi: «E perciò prego che la vostra carità cresca sempre più in conoscenza e in pieno discernimento, perché possiate distinguere ciò che è meglio ed essere integri e irreprensibili per il giorno di Cristo» (Fil 1, 9-10);
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«In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita» (Gv 5, 24). «Ora, dunque, non c'è nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù» (Rm 8, 1). «Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. A maggior ragione ora, giustificati nel suo sangue, saremo salvati dall'ira per mezzo di lui» (Rm 5, 8-9). Anche qui, si dimenticano gli avvertimenti contenuti nella stessa lettera di non usare la giustificazione come pretesto per vivere come si vuole: «Perché, se vivete secondo la carne, morirete. Se, invece, mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete» (Rm 8, 13). «Ora invece, liberati dal peccato e fatti servi di Dio, raccogliete il frutto per la vostra santificazione e come traguardo avete la vita eterna. Perché il salario del peccato è la morte; ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore» (Rm 6, 22-23);
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«A colui che può preservarvi da ogni caduta e farvi comparire davanti alla sua gloria senza difetti e colmi di gioia, all'unico Dio, nostro salvatore, per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore, gloria, maestà, forza e potenza prima di ogni tempo, ora e per sempre. Amen.» (Gd 24-25). Dio può preservarci dalla caduta, e ci dà la forza per non soccombere alla tentazione (1 Co 10, 13). Leggendo questo passo di Giuda, è bene considerare anche quanto scritto poco prima: «Conservatevi nell'amore di Dio, attendendo la misericordia del Signore nostro Gesù Cristo per la vita eterna. Siate misericordiosi verso quelli che sono indecisi e salvateli strappandoli dal fuoco; di altri infine abbiate compassione con timore, stando lontani perfino dai vestiti, contaminati dal loro corpo» (Giuda 21-23);
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«Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun'altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore» (Rm 8, 38-39). Questa certezza si fonda in realtà sull’impegno personale dei credenti a restare nell’amore di Dio, un po’ come Pietro quando disse a Gesù: «Se tutti si scandalizzeranno di te, io non mi scandalizzerò mai» (Mt 26, 33). Infatti, san Paolo ha anche quest’altra certezza: «Anche se non sono consapevole di alcuna colpa, non per questo sono giustificato. Il mio giudice è il Signore! Non vogliate perciò giudicare nulla prima del tempo, fino a quando il Signore verrà. Egli metterà in luce i segreti delle tenebre e manifesterà le intenzioni dei cuori; allora ciascuno riceverà da Dio la lode» (1 Co 4, 4-5).
L’assicurazione della salvezza dal momento in cui si crede in Gesù Cristo è un’illusione che conduce coloro che vi aderiscono a trascurare insegnamenti importanti di Gesù: ci sono atti, comportamenti concreti che fanno perdere la salvezza, che si sia cristiani oppure no. Questo è ricordato più volte: «Del resto sono ben note le opere della carne: fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere. Riguardo a queste cose vi preavviso, come già ho detto: chi le compie non erediterà il regno di Dio» (Gal 5, 19-21). «Fuori i cani, i maghi, gli immorali, gli omicidi, gli idolatri e chiunque ama e pratica la menzogna!» (Ap 22, 15)
Per questo motivo, i cristiani devono essere vigilanti nella preghiera: «Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole» (Mt 26, 41). «Siate sobri, vegliate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro cercando chi divorare» (1 Pt 5, 8).
E pensare che, nel caso in cui un credente perdesse la salvezza, ciò significherebbe che non abbia mai veramente creduto fin dall’inizio equivale a rinnegare la parabola del seminatore, data dallo stesso Gesù, che mostra che si può accogliere la Parola di Dio con gioia per poi abbandonarla volontariamente a causa di una persecuzione, delle preoccupazioni del mondo o ancora delle seduzioni della ricchezza (Mt 13, 1-23). Ecco perché ciascuno deve vigilare su sé stesso e sul proprio fratello: «Manteniamo senza vacillare la professione della nostra speranza, perché è degno di fede colui che ha promesso. Prestiamo attenzione gli uni agli altri, per stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone. Non disertiamo le nostre riunioni, come alcuni hanno l'abitudine di fare, ma esortiamoci a vicenda, tanto più che vedete avvicinarsi il giorno del Signore» (Eb 10, 23-25).
In definitiva, nulla è garantito in anticipo se trascuriamo di osservare i comandamenti. Infatti, colui che ha detto: «Dedicatevi alla vostra salvezza con rispetto e timore» (Fil 2, 12), parla del proprio stato d’animo: «Non ho certo raggiunto la mèta, non sono arrivato alla perfezione; ma mi sforzo di correre per conquistarla, perché anch'io sono stato conquistato da Cristo Gesù. Fratelli, io non ritengo ancora di averla conquistata. So soltanto questo: dimenticando ciò che mi sta alle spalle e proteso verso ciò che mi sta di fronte, corro verso la mèta, al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù... Intanto, dal punto a cui siamo arrivati, insieme procediamo. Fratelli, fatevi insieme miei imitatori e guardate quelli che si comportano secondo l'esempio che avete in noi. Perché molti – ve l'ho già detto più volte e ora, con le lacrime agli occhi, ve lo ripeto – si comportano da nemici della croce di Cristo. La loro sorte finale sarà la perdizione, il ventre è il loro dio. Si vantano di ciò di cui dovrebbero vergognarsi e non pensano che alle cose della terra» (Fil 3, 12-19). In breve, «quindi, chi crede di stare in piedi, guardi di non cadere» (1 Co 10, 12). Infatti, «chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato» (Mt 24, 13).
